Alla base del disegno c’è la capacità di percepire il resto diverso da sé che si sviluppa dall’ottavo mese in poi quando compare l’angoscia per l’ estraneo diverso da me e da mamma, che siamo un tutt’uno. segni precursori del disegno sono il piacere di sporcare e di lasciare tracce di se’come la bava, la pipì e la cacca.
Il disegno è una narrazione che si deposita sul foglio e può essere osservata per essere narrata. Per un disegno ci vuole un narratore e un ascoltatore.
Il bambino durante il periodo in cui frequenta il nido sviluppa molte competenze e autonomie. L’attenzione particolare dell’adulto educatore è di cogliere tutti quegli spazi in cui il bambino potrebbe essere in grado di fare qualcosa di diverso e superiore alle sue capacità cioè di individuare l’area prossimale. Anche nel disegno ci sono delle tappe cognitive che hanno una loro sequenza che però non è rigida. L’educatore ha il compito di accompagnare il bambino allo stadio successivo a quello in cui si trova.

Per i cognitivisti ci sono immagini ritmiche: sono immagini ritmiche pre-figurative dove il movimento ritmico del movimento della mano lascia una traccia sul foglio.
Forme semplici e pendolari: sono lo scarabocchio e i movimenti di andata e ritorno della mano sul foglio. Sono le tipiche tracce a zig-zag.
Forme a riempimento: c’è un movimento a zig-zag ma anche un gesto di coloritura dello sfondo o della forma delineata.
Linee dentate: sono linee tracciate a dente di sega che indicano una grande quantità di energia controllata.
Punteggiamento: sono punti che possono riempire oppure possono essere i primi elementi rappresentanti come cose vere proprie per il bambino come occhi , pioggia, stelle, neve, ecc.
Spirali: sono presenti fino ai 3 anni circa e rappresentano il tentativo di controllare il movimento e di realizzare le forme chiuse.
Cerchi e ovali: con la rappresentazione di queste forme inizia il controllo delle forme rappresentate e sono presenti fino ai 5-6 anni e possono rappresentare,a seconda del contesto, più cose come: sole, cielo, casa, ecc.

Queste fasi sono in sequenza ma si possono presentare anche non in sequenza stretta.
Secondo la prospettiva evolutiva lo scarabocchio è un movimento che provoca un piacere motorio e visivo come nella lallazione c’e’ il piacere di ascoltarsi. E’ un movimento della mano e del braccio sostenuto da tutto il corpo in cui c’è solo l’ intenzione di lasciare una traccia di sé. I bambini disegnano molto meno di ciò che vedono perché hanno difficoltà tecniche per una soddisfacente realizzazione. Di solito si inizia a disegnare attraverso il gioco quando c’è piacere e una sovrabbondanza d’ energia.
Fino ai 13 mesi il bambino non disegna ma sperimenta il movimento del corpo e delle sue mani.
Fino ai 2 anni e mezzo il bambino traccia segni e cerchi e a posteriori scopre una somiglianza con oggetti che lo circondano e da’ al disegno un nome. Si parla di realismo fortuito.
Fino ai 5 anni formula prima un’ ipotesi e poi con difficoltà traccia contorni e proporzioni nello spazio del foglio. Si parla di realismo mancato.
Fino ai 9 anni ha un realismo intellettuale intenzionale in cui possiede un’ intenzione ma non controlla bene né le abilità motorie né le caratteristiche rappresentative degli oggetti.
Con 12 anni raggiunge un buon controllo di tutti gli aspetti, sia cognitivi-rappresentativi che motori e si avvia ad una rappresentazione della realtà simile a quella dell’ adulto.
Secondo i cognitivisti Thomas e Silk fino ai 18 mesi il bambino traccia segni per imitare gli altri e per riempire spazi. Dai 18 mesi in poi ha “la preoccupazione rappresentativa” di ciò che sta intorno a lui.
Callagan nel 2003 afferma che solo dai 2 anni e mezzo c’è una costanza rappresentativa simbolica attraverso varie forme messe assieme.
Dal punto di vista estetico Oliviero Ferraris di Torino sostiene che il bambino attraversa un primo stadio vegetativo motorio, poi rappresentativo e infine comunicativo sociale in cui il soggetto produce segni grafici con colore forma e grandezza e diventa narratore del disegno stesso proprio o altrui. Infatti talvolta gli stessi tratti/disegni a distanza di giorni possono assumere significato diverso.
Secondo Kelloggs il disegno come fatto percettivo e mentale emerge da 20 combinazioni diverse di scarabocchi base . Afferma che il disegno emerge da combinazioni, aggregati e diagrammi abbinati in modo diverso.
Nella prospettiva psicodinamica l’attività grafica si sviluppa all’interno di una relazione affettiva importante perché è un apprendere ad essere uno come l’ altro. Gli scarabocchi nascono quindi per imitazione e come momento di identificazione con i genitori. In un secondo momento si passa all’interesse per il proprio tracciato controllando direzione linea, e colore. La linea in questo contesto è l’espressione di uno stato emotivo, espressione delle qualità buone o cattive degli oggetti. Secondo Quaglia lo scarabocchio subisce questi passaggi di significato:

  • scarabocchio imitativo
  • scarabocchio espressivo degli stati d’animo
  • scarabocchio simbolico degli oggetti e degli stati d animo
  • scarabocchio onomatopeico di rumore e movimento
  • disegno come copia della realtà

Al di la di questi aspetti tecnici ci vuole un adulto che in una relazione positiva legga i segni del bambino e lo porti con se’ verso un modo più complesso dentro e fuori di lui da rappresentare e da comunicare agli altri.