L’importanza della figura materna nelle relazioni d’amore

Quando la linea del test di gravidanza diventa rossa e sembra un’autostrada con destinazione sconosciuta molte emozioni si accavallano nel nostro cuore e la mente ha un bel da fare a mettere un po’ di ordine in questa gran confusione. Sicuramente uno dei primi pensieri che emerge è ”Io non farò come mia madre…Desidero essere migliore per il bambino che verrà!” Pecchiamo un po’ d’ orgoglio ma c’ è del vero in quella frase detta in modo così perentorio.

Quando poi il bambino/a comincia a crescere vediamo invece che abbiamo anche noi le stesse reazioni che avevano i nostri familiari: le stesse parole “ Ti rendi conto di che figura mi fa fare?” Gli stessi silenzi pieni di parole non dette, gli stessi gesti di mal sopportazione o le stesse espressioni del viso. Noi però possiamo riconoscere queste modalità perché ci risuonano e le sentiamo vicine… conosciute.

Possiamo dire che siamo specialisti nel fare “male“ a chi ci vuole bene. Non è vero. Rispondiamo semplicemente ad un copione di vita, cioè ad un ruolo che abbiamo appreso inconsapevolmente e che ci ha aiutato vivere fino a quel momento ma che non sempre corrisponde completamente al nostro vero sentire. Dobbiamo quindi prenderne consapevolezza e lavorarci con impegno.

Con l’arrivo di un figlio poi il modo vivere si complica: noi siamo in prima linea e diventiamo per lui una “ base sicura” cioè il suo punto di riferimento su cui si formerà il suo carattere e il suo modo di volere bene. Abbiamo una responsabilità affettiva emotiva ed educativa importante. Per quanto detto siamo motivati a “fare pace con il nostro passato e con il figlio che siamo stati”. Ecco perché si dice che non si finisce mai di crescere e ogni figlio è e porta con sé qualcosa di nuovo nella nostra vita.

Prediamo consapevolezza e cerchiamo di sanare le ferite del passato per non pretendere da adulti e da altre persone parole di stima d’amore non avute in passato. Abbiamo l’urgenza di riscrivere la nostra maternità con i nostri figli per essere genitori veramente migliori.

In tutto ciò la buona notizia è che un terapeuta offre un contesto in cui quelle parole o quei gesti che ci hanno fatto male possono venire accolti e caricarsi di un nuovo significato. Un’altra via possono essere le costellazioni familiari che fanno emergere verità nascoste che se comprese, guariscono il cuore. Intraprendere, anche per poco tempo, un percorso di cura del bambino che vive dentro di noi fa bene noi e alle persone che ci stanno vicino. Consapevoli delle nostre ferite potremmo re-incontrare i nostri figli e le persone a noi care nello spazio del cuore per fare ancora un pezzo di strada insieme a loro con maggiore serenità.

Quella linea rossa con destinazione sconosciuta ha fatto tanta strada per ritornare a casa, al centro di noi stessi.

Bibliografia minima

“Manuale di psicologia dell’ età adulta”, Autori vari, ed. Il Mulino

Alberto Pellai e Barbara Tamborini “Zitta! Le parole per fare pace con la storia da cui veniamo” ed. Mondadori