Perché la pet therapy anche con bambini del nido: progetto equestre e… altri animali.

É risaputo che relazionarsi con un cane, un gatto, o qualunque altro essere animale con cui si possa stringere un legame affettivo comporta una serie di effetti positivi, che coinvolgono la sfera emotivo-relazionale e quella fisica:

dal piacere del contatto fisico con l’animale, allo stimolo ad una vita più sana, con momenti di svago e passeggiate all’aria aperta. La compagnia di un animale riduce il senso di solitudine, soprattutto per le persone anziane e il prendersi cura di un altro essere vivente incoraggia il senso di responsabilità e aiuta la condivisione, sia per bambini anche molto piccoli che per gli adolescenti, fino ad arrivare all’attenuazione dei sintomi depressivi od ansiogeni ed alla regolazione della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca.

Il rapporto affettivo con un animale instaura dunque un circolo virtuoso in cui gli effetti fisici interagiscono con la parte psico-emotiva, ed a loro volta le conseguenze a livello psicologico migliorano l’equilibrio della salute corporea.

Le prime documentazioni a tal proposito risalgono alla fine del 1700, quando in Inghilterra alcuni pazienti con disturbi mentali furono incoraggiati a prendersi cura di animali domestici, seguirono poi sperimentazioni simili in Germania e Francia, fino ad arrivare alla metà del secolo scorso quando lo psichiatra infantile Boris Levinson scoprì che quando nel suo studio era presente il suo cane, i bambini con disturbi psichici da lui seguiti erano fortemente attratti dall’animale, agivano in maniera più spontanea e si relazionavano più facilmente con il terapeuta. Il cane svolgeva una funzione mediatrice agevolando gli scambi comunicativi e creando un setting facilitato in cui i bambini si sentivano maggiormente a proprio agio e potevano manifestare liberamente le proprie emozioni e  sensazioni. Successivamente Levinson descrive la propria esperienza nel libro “The dog as Co-Therapist”, elevando ufficialmente il ruolo dell’animale nelle cure psicologiche a co-terapeuta e conia per la prima volta il nome “Pet Therapy” per definire le terapie basate sui benefici della relazione uomo-animale.

La “terapia per mezzo dell’animale” è impostata dunque sul rapporto che si instaura, singolarmente o in un lavoro di gruppo con l’animale.

Tutto questo ci ha dato lo spunto per realizzare un nuovo progetto che prevedeva il coltivare la terra, dedicare cure e attenzioni agli animali, conoscere i sapori delle tradizioni . Erano già presenti un cane, un gatto, due conigli, due papere, alcune galline con i pulcini e un gallo ma abbiamo adottato una piccola pony dando l’opportunità ai bambini nuove esperienze di cura e contatto con animali non consueti.

In questo modo si favorisce una relazione tra bambini e animali e si suscita il  stessi.
rispetto e l’ interesse per natura e animali stessi.

L’avvicinamento dei bambini con la piccola pony di nome “Giada” avviene attraverso un percorso graduale e rispettando i tempi di ogni bambino e dell’animale. L’approccio alla piccola pony è finalizzato alla sua conoscenza portandole da mangiare, da bere e farla passeggiare all’interno degli spazi verdi: gli animali sono esseri con grande sensibilità ed emozioni e possono essere vissuti come compagni di viaggio nella propria crescita.

Bibliografia:

“Animali amici della salute: curarsi con la pet therapy” ed. Mondadori.

“L’attaccamento agli animali. Una visione integrata della relazione uomo-animale nella pet therapy” ed. Hongrefe.