“la paura appartiene all’uomo e fa parte della sua natura più profonda”

La paura è una cosa strana, arriva all’improvviso e non ci permette di fare delle cose o se le facciamo non vediamo l’ora che siano terminate per potercene liberare in fretta. Per affrontare le paure degli altri è fondamentale accettare che noi stessi abbiamo delle paure e delle fragilità. In questo modo saremo accoglienti verso il bambino che ci sta davanti.

Le paure possono essere sensate o insensate cioè eccessive rispetto alla realtà, ma combattere le paure solo con la razionalità non basta.

Le paure sono di tanti tipi: verso i mostri,il buio,lo stare da soli…

La paura può essere anche la spia di qualcosa che non va e quindi bisognerebbe vedere cosa non funziona e non bloccare la paura come sintomo che ci manifesta un disagio.

Le paure compaiono in corrispondenza di grossi passi che il bambino realizza nella la crescita verso l’autonomia e il distacco dalla madre. Quindi torniamo al fatto che la paura è legata alla separazione e all’attaccamento da persone, cose e situazioni che danno sicurezza. È difficile diventare grandi e lasciare il ciuccio, il biberon, il passeggino, il letto nella camera con i genitori, andare al nido, tenersi pulito…

Il problema è come fare?

Far sentire la massima fiducia al bambino e che gli si vuole bene così com’è. Far capire che la paura può essere raccontata (potere liberatorio della parola) e che chi gli sta vicino lo può aiutare (essere di sostegno nella paura). Quindi è importante che ci sia qualcuno che lo ascolti senza giudizio.

Alcune indicazioni importanti:

Saper riconoscere la paura.

Non farlo vergognare ridicolizzando o minimizzando la paura (dai, passerà…).

Non allearsi con il bambino perché si nasconde il problema.

Non stupirsi dei suoi sentimenti e fargli capire che non deve avere paura di loro.

Ascoltare e sentire il disagio del bambino.

Farlo disegnare o drammatizzare in modo che possa esprimere il disagio.

Parlare e quindi offrirgli l’occasione di collegare l’emozione negativa con l’ esperienza che l’hanno fatta sorgere: non è importante in sé ma come gli si permette di farle fronte.

Incoraggiarlo e dargli l’opportunità di superare la sua paura.

I bambini non hanno bisogno di distrarre la mente dal dolore ma devono essere aiutati ad attraversare la sofferenza con la condivisione emotiva della disperazione per arrivare poi alla speranza.

Accompagnare i bambini a riconoscere ciò che fa paura e far interiorizzare loro la funzione del consolatore per rassicurare e proteggere loro stessi e anche i bambini più piccoli di loro.

Essere comprensivi ma non iperprotettivi.

La paura è realistica se basata su un pericolo reale dopo un’accurata valutazione della potenziale minaccia. In questo caso il coraggio permette di affrontare una situazione che incute timore prima con i propri mezzi e poi con l’aiuto degli altri.

Avere fonti di sicurezza significa avere metodi per combattere la paura assieme alla fiducia in sé stessi e negli altri. Il bambino prima ha fiducia nel genitore e poi in sé stesso, al contrario dell’adulto che prima ha fiducia in sé e poi negli altri.

La paura dell’abbandono e del distacco ci sono per tutta la vita e compaiono nelle prime tappe verso l’ autonomia affettiva. Lo spostarsi o il mantenere una paura è l’espressione di una non soluzione di un problema affettivo.

Una paura può essere collegata ad altre paure. Ad esempio la paura del buio può essere collegata alla paura per la propria aggressività, di sentirsi solo e non amato. L’atteggiamento dei genitori non evita le paure ma può influire positivamente o negativamente sulle paure stesse dato che sono importanti l’amore e la protezione che possono dare i genitori.

La paura spesso comunica un bisogno genuino di richiesta d’aiuto. È lavorando insieme ai genitori che è possibile trovare la risposta per quella paura specifica di quel bambino.

Alcuni autori parlano dell’utilità della paura perché rende il bambino consapevole delle sue possibilità e dei suoi limiti, aiuta a prendere decisioni e a cercare soluzioni.

Essere ben disposti verso l’errore e non averne paura significa anche essere ben disposti verso il cambiamento: non si può apprendere senza errori.

Il modello B.E.E.R.I.A. mutuato dalla corenegetica, dà uno schema analitico del processo conoscitivo e creativo umano. Il superamento della paura ci permette di esplorare e conoscere.

B. ase sicura

E. splorazione

E. laborazione

R. elazione

I. ntegrazione

A. pplicazione

Base sicura e esplorazione secondo Bowlby, Scheffer, Stern e Bora nel ’96 che si rifanno all’approccio interattivo cognitivista dell’attaccamento tra madre e bambino. Il nucleo di tale teoria sostiene che nella misura in cui viene a mancare la sicurezza il bambino riduce la sua esplorazione del mondo. Anziché aprirsi,condividere, scambiare con gli altri e continuare ad apprendere, il bambino si chiude e si protegge. La struttura difensiva che si crea non riguarda solo il mondo emozionale e degli affetti ma anche il processo del conoscere. Si crea una sorta di barriera che può prendere forme diverse come insensibilità, immunizzazione e atteggiamenti ostili verso l’ ambiente esterno.

La teoria dell’ attaccamento sostiene che il rapporto tra sicurezza e esplorazione, intesa come apprendimento, riguarda anche l’ adulto quando ha la fobia degli spazi aperti = agorafobico o degli spazi chiusi = claustrofobico. È un “via da…” una situazione difficile che fa paura. Possiamo sia parlare del disturbo del comportamento esplorativo del bambino (che si manifesta con la coazione a ripetere per paura delle novità) sia dell’adulto.

Il bambino come l’adulto ha bisogno di una base sicura in età infantile e di un senso appartenenza in età adulta.

La relazione è un allargamento della cornice delle esplorazioni dove si mette a confronto ciò che si sa già con i nuovi rapporti.

Il passo finale è l’integrazione delle cose nuove nel vecchio modello. Se questo non è possibile si crea un modello nuovo con integrate le nuove informazioni.

“compassione è restare con il cuore aperto verso l’altra persona nonostante il dolore che proviamo per noi stessi per andare assieme verso la speranza”.